OPERETTE MORALI

di Giacomo Leopardi | regia Luca Micheletti


"... un libro di sogni poetici, d'invenzioni e di capricci malinconici..."

OPERETTE MORALI

di Giacomo Leopardi

drammaturgia, regia, spazio, costumi Luca Micheletti 
assistente alla regia Claudia Scaravonati
luci e suono Stefano Bonetti
musiche Pietro Mascagni (A Giacomo Leopardi)
Gian Francesco Malipiero (Canto notturno di un pastore errante dell'Asia)
Goffredo Petrassi (Coro di Morti)
realizzazione costumi Alessandra Bini
costruzioni Enzo Ferreri
produzione Compagnia Teatrale I GUITTI

 

Nel 220° anniversario della nascita di Leopardi, lo spettacolo che Luca Micheletti scrive e dirige ispirandosi alle Operette morali non vuol essere un esaustivo attraversamento di ognuno dei densi testi di cui la raccolta si compone, bensì un’occasione di avvicinamento suggestivo e impressionistico a un uomo e a una filosofia che furono in grado di mutare per sempre le sorti del pensiero e della letteratura occidentali. Scegliendo nove fra i ventiquattro componimenti-summa del pensiero leopardiano, rispettando la lingua preziosa e la peculiare pointe satirica che li caratterizzano, la messinscena ha il pregio di rendere viva e concreta la lotta interiore che la pagina letteraria ha registrato con tanto sublime disincanto, con tanto aspro e nobile tormento. Passando senza soluzione di continuità da un dialogo all’altro grazie all’espediente antico del teatro-nel-teatro, il duro materiale linguistico delle Operette si lascia penetrare con sorprendente dimestichezza: sentendoli recitare, vedendoli in carne ed ossa confrontarsi tra loro e con il mondo che li circonda, i personaggi immaginari protagonisti degli scambi sul senso della vita e del dolore creati secoli fa dal poeta acquistano una sorprendente vividezza. Riportare i dialoghi alla loro forma elettiva originaria, ossia la rappresentazione, ne vivifica la comprensione e, al contempo, ne verifica il fondamentale impatto sul contemporaneo. I temi universali di questo capolavoro vengono enucleati con semplicità attraverso il racconto di una visione. Leopardi osservò il mondo e ne mise in pagina la triste, paradossale, contraddittoria avventura. Se è vero che, secondo l’antico adagio barocco, il mondo è e sempre sarà immagine d’un palcoscenico (e viceversa), vedere in scena i magici personaggi escogitati dagli incubi del loro inventore, sarà come riportarli a casa, nel labirinto stregato della scena, figura mundi.
E mentre folletti, gnomi, pianeti, demoni, prendono forma e vita, il poeta stesso, appena mascherato da uno dei suoi alias più celebri e significanti (Tristano), farà da regista al gran teatro del mondo, di cui svelerà fatali trappole e beffardi segreti, riservandosi cantucci di riflessione dove non mancano interpolazioni di celebri frammenti dello Zibaldone, né reminiscenze di alcuni fra i più bei versi dei Canti, a sottolineare l’osmosi profonda nell’opera di un autore che forse più di ogni altro volle essere, oltre che creatore, anche testimone e protagonista del suo universo immaginario.

L’opera teatrale presenta estratti dai seguenti testi leopardiani:

Dialogo d’Ercole e di Atlante
Dialogo di un Folletto e di uno Gnomo
Dialogo di Malambruno e di Farfarello
Dialogo della Terra e della Luna
Dialogo della Natura e di un Islandese
Dialogo di Federico Ruysch e delle sue mummie
Cantico del Gallo Silvestre
Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere
Dialogo di Tristano e di un amico